Un appuntamento “il Premio Internazionale Capalbio Piazza Magenta” stimolate ed irrinunciabile per gli amanti del settore, giunta oramai alla sua sesta edizione e patrocinata dalla regione Toscana, dalla Provincia di Grosseto e il Comune di Capalbio fortemente voluta dal sindaco di Capalbio Luigi Bellumori facente parte di una giuria d’eccezione insieme a Nicola Caracciolo (Presidente), Mirella Serri, Giacomo Marramao, Furio Colombo, Giancarlo Bosetti, Moreno Martini, Carlo Gallucci, Marisa Garito e Luca Pietromarchi.

L’importante manifestazione si è tenuta in due giornate, il 25 agosto, interamente dedicata ai magistrati Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, moderati dal giornalista e scrittore Furio Colombo e premiati per “La tua giustizia non è la mia” (edizioni Longanesi),  presso l’incantevole ex fonderia del ferro “La Ferriera” di Pescia Fiorentina, location piena di romantico fascino, tra i rarissimi impianti di archeologia industriale in pregiato stato conservativo.

La seconda giornata prevista il 26 agosto e presentata dalla corrispondente Giovanna Pancheri di Sky TG24 ha visto tanti altri illustri premiati tra cui: Alberto Negri per “Il mussulmano errante. Storia degli alauiti e dei misteri del Medio Oriente” (edizioni Rosenberg&Sellier), Corrado Stajano per l’ “Eredità” (edizioni Il Saggiatore, Vittorio Sgarbiper “Dall’ombra alla luce. Da Caravaggio a Tiepolo. Il tesoro d’Italia: vol. IV” (edizioni La nave di Teseo), Gaia Servandio per “I viaggi di Dio” (edizioni Feltrinelli), Vittorio Pavoncello, per “Tutte le foto del mondo tranne una”(edizioni Progetto cultura). Nel corso della serata del 26 agosto sono stati assegnati anche premi speciali quali “Premio Economia Filippo Caracciolo” a Edoardo Nesi e Guido Maria Brera per “Tutto in Frantumi e danza, L’ingranaggio celeste”, (edizioni La Nave di Teseo), “Speciale per l’editoria” assegnato alla casa editrice “La Lepre” all’editore Alessandro Orlandi ed infine il premio “Per il territorio” a Carlo Venturini per “Reti di Smeraldo” (edizioni Heimat).

 

Tornando alla prima giornata Vi è stato un confronto animato e serrato con un dibattito scorrevole a tratti pungente tra i due magistrati Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo che hanno illustrato il loro punto di vista sulla giustizia offrendo le loro tesi agli antistanti ospiti con la vista delle due facce della medesima medaglia. Si sono sviscerati vari aspetti che la giustizia comporta partendo dal quella sovranazionale con la regolamentazione Europea per giungere a quella dell’Italia nello specifico.

Il moderatore Furio Colombo, ha introdotto la prima domanda prendendo spunto dagli accadimenti di Roma di questi ultimi giorni circa lo sfollamento di 800 persone immigrate, da uno stabile occupato abusivamente da più di quattro anni, senza prevedere ad una loro ricollocazione, generando così una protesta dagli stessi sfollati, repressa attraverso un intervento con gli idranti per lo sfollamento. Per cui una giustizia “giusta”, ma che lede la dignità umana nella sua cruenta applicazione?

Tanti i temi affrontati nel corso del dibattito dall’immigrazione clandestina, dove l’Europa nicchia e l’Italia non riesce a farsi valere e dove i centri di “prima accoglienza” diventano un focolaio di umanità disagiata non vendendo accolti dagli altri Paesi Europei che in realtà vorrebbero raggiungere, e che invece innalzano sbarramenti a difesa dei propri confini. L’etica della scelta del testamento biologico e l’eutanasia (vedi il caso Englaro) e ancora il sovraffollamento delle carceri (metodo repressivo per Colombo fallimentare dato che riporta circa il 70% poi nuovamente in carcere) alla corruzione.

Due punti di vista talvolta in antitesi dove Davigo è per l’applicazione di una pena certa ed in tempi brevi e cita come esempio l’economista Adam Smith che ipotizzava il capitalismo come l’interesse per muovere anche la giustizia: conviene comportarsi bene, perché se no diventa un fatto anti economico. Sapere ad esempio che per certo pagherai una multa di €35 se parcheggi male ti spinge a parcheggiare bene pagandone solo 1€ o 2€. Senza certezza della pena/sanzione dilaga anche la mancanza del senso civico, sapere che un’azione comporterà conseguenze certe limita l’illecito.

Ed è proprio nel progettare e nel prevedere che Colombo intravede invece una possibile soluzione che dia anche quel colpo di reni nello svegliare le coscienze dei singoli per un cambio di passo culturale e di civiltà, capendo la profondità del danno inferto anche alla società e poi prevedendone una redenzione senza repressione.

Ecco il punto debole: la parola chiave è “l’imprevidenza” dove la “vacatio legislativa” della politica, che a volte non decide per incapacità di scelta o per volontà, sposta e lascia sul campo quotidiano la necessità di un intervento obbligatorio, infatti un magistrato chiamato ad intervenire per legge deve emettere giudizio, non potendosi esentare, anche in assenza di chiara indicazione normativa.

Due punti di vista che vale senz’altro la pena di seguire trovando infine una sintesi armonica in quella che per molti anni per entrambi è stato un vissuto quotidiano nel cercare di migliorare ciò che era possibile.

By E.C.

Di VipGlam

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